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Unione Artisti UNAMS |
Avvilente storia del Precariato (si parla anche dei corsi pre-accademici) - Di Dora Liguori Comunicato Stampa - TERZA PARTE |

Pubblichiamo, divisa in tre giorni consecutivi, una cronistoria di quanto ultimamente avvenuto, compresa la vicenda del “precariato”

Avvilente storia del Precariato
Esistono persone che poco riescono a fare, forse per tutta una serie di motivi anche indipendenti da loro, il mestiere che hanno scelto; in compenso sanno sparlare degli altri e, forse per nascondere determinate pecche, soprattutto sanno raccontare fole, ovvero favole. Il bello � che costoro, oltre qualsivoglia prova logica, raccolgono molto spesso consensi e credibilitˆ. Tutto questo avviene perchŽ la gente a volte non ama sentirsi dire la veritˆ ma dˆ credito a chi racconta ci˜ che � nei loro desideri sentire. Se poi, come ovvio, le cose vanno male, nessuno riconosce i propri errori ma tutti sono bravissimi ad attribuire la colpa, non alla loro, se pur sbagliata, legittima volontˆ di scelta, ma sempre agli altri, scagionando con ci˜ i veri responsabili. In psichiatria questa viene definita la Òsindrome di StoccolmaÓ ossia, complicitˆ con i propri carnefici!
Tutto questo per dire che la ricetta per risolvere il precariato non � senz'altro facile ma neppure impossibile. E se ci˜, oggi, non avviene � perchŽ esiste, complici involontari gli interessati, poca volontˆ di farlo. Insomma ripeto, caso mai non mi fossi espressa con sufficiente chiarezza: non c'� presumibilmente la volontˆ di risolvere il problema del precariato ! Non a caso all'UNAMS che nel passato ebbe a contare sul sostegno di tutti i precari, la cosa riusc“ per ben due volte, e in condizioni anche peggiori dell'attuale.
Infine il segreto per raggiungere positivamente quello che ho sempre ritenuto uno dei fini precipui del sindacato, consiste nel possedere tre cose fondamentali:
Detto questo vale la pena che, a tale proposito, ricordi qualche cosetta .
Anni or sono, conquistandomi ulteriori simpatie da parte del Direttore Generale Civello, nel corso di un incontro, ebbi a dire, solo per onestˆ verso chi attendeva la certezza del posto di lavoro, che era inutile perdere tempo con il regolamento sul reclutamento, poichŽ non era quello il sistema per acquisire il ruolo. Non solo non sono stata creduta ma anche invitata, pi� o meno gentilmente, a pensare Òai casi mieiÓ. Non accettando che qualcuno mi chiuda la bocca, soprattutto se ho ragione, sempre per onestˆ, durante la discussione in Senato nel 2011 del DdL (quello che sarebbe divenuto alla Camera il 4822) ebbi a dire che un emendamento per i precari, elaborato nel modo con il quale veniva presentato, non avrebbe mai trovato accoglimento presso la Commissione Bilancio, e che, pertanto, occorreva modificarlo in tutta fretta. Anche in questo caso l'ascolto fu zero; e identico ascolto zero ebbi ad ottenere quando, in sede di discussione alla Camera del 4822, conosciuto l'emendamento Scalera sulle Accademie, mi torn˜ facile comprendere che, secondo la mia esperienza, non esistevano molte speranze sull'approvazione del DdL.
Allora, ritenete sia cosa logica che qualcuno metta in fila tanti errori? Io dico di no!
Ma per ben comprendere l'arcano di certi errori occorre riandare ad una vicenda che ritengo sconcertante (una forma gentile per non usare parole passibili di querela), ma che forse potrebbe essere esplicativa circa gli attuali insuccessi. Aggiungo che la cosa, a suo tempo, m'irrit˜ al punto di mandare all'aria la mia pur notevole pazienza, facendomi decidere un ritiro, in buon ordine, rispetto al problema precariato; infatti, sar˜ magari ingenua, ma non capivo pi� cosa stava avvenendo sia della limpiditˆ d'azione che dovrebbe sempre ispirare il sindacato e sia dell'Óintelligenza operativaÓ dei colleghi precari, che di fronte a certeÉ(lasciamo perdere: consiglio sempre dell'avvocato) restavano privi di qualsivoglia reazione.
La storia � questa: in occasione del rinnovo delle RSU, qualcuno, senza troppe precauzioni, per palesemente acquisire consensi, mentre da anni faceva promesse ai precari, inizi˜ a ÓconfortareÓ anche gli Istituti musicali pareggiati (docenti che purtroppo erano e sono a rischio di perdere il posto di lavoro) circa la possibilitˆ di un loro assorbimento nei Conservatori. Ma esiste un ÒpiccoloÓ particolare: questo assorbimento non poteva che avvenire, con ogni evidenza, che sui posti attualmente liberi, ovvero su quei posti che al momento erano ricoperti dai precari (non ne esistono altri). L'operazione Òingraziamoci tuttiÓ, quand'anche da me denunciata a chiare lettere, lungi dall'aprire gli occhi, sia ai precari che agli IMP, riusc“ invece perfettamente a chi l'aveva posta in essere. Eppure a comprendere che ad accontentare tutti, visto il numero dei posti disponibili, fosse cosa impossibile era facileÉ bastava farsi i conti. infatti, se i posti liberi sono circa 700, e giˆ solo gli IMP sono pi� di 700, e i precari sono circa 1500 (tra legge 143 e graduatorie d'istituto), non essendo ancora consentito di sedersi in due sulla stessa sedia, diveniva chiaro che qualcuno sarebbe rimasto a terra. E neppure era ipotizzabile immaginare una novella Òmoltiplicazione dei paniÓ.. detta operazione, come tutti sanno, era riuscita, venti secoli fa, solo ad uno che si chiamava Ges� di Nazareth, e ancora non sono pervenute notizie su altri miracoli del genere, e men che mai da parte dei sindacati.
Pertanto diveniva facile intuire quale sarebbe stata la fine di questa ÒbellaÓ operazione, e che evitiamo di commentare (avvocato, per˜É non mi chiuda sempre la bocca). Eppure i precari hanno continuato a credere, obbedire e combattere e soprattuttoÉ votare. Identicamente hanno fatto gli Istituti musicali pareggiati. EÉ sappiamo anche in questo caso come � finita; nŽ poteva essere altrimenti . Infatti, dopo aver acquisito i citati consensi, grazie all'ingenuitˆ (uso un eufemismo) degli interessati, l'uscita possibile, per quanti avevano promesso a destra e a manca, era una sola (ma per caritˆ faccio solo un ipotesi): sperare, per non inimicarsi nessuno, che non venisse dato niente a nessuno. In tal modo sarebbe stato possibile, salvare la faccia, ricominciare da capo e trovare magari nuovo credito. Pertanto la morale che ne deriva � la seguente: tanto pi� racconti favole e tanto pi� sei credutoÉ essere onesti � fuori moda.
Personalmente sono profondamente dispiaciuta per quanto avvenuto e mi auguro non si proceda oltre con il mettere i lavoratori, in grave crisi, l'un contro l'altro. Ma anche i lavoratori facessero magari lo sforzo d'aprire gli occhi!
Passando, comunque al grave problema che incombe sugli IMP, va subito detto che questo personale ha ragione da vendere; ma che se si vuole realmente aiutarlo occorre avviare serie trattative, oltre che con i Comuni d'appartenenza per un soddisfacente rinnovo delle convenzioni, anche con il nuovo Governo e con l'ANCI. E in questo senso, se la categoria condivide, tenter˜ di operare. E chi mi conosce sa che non scherzo e che, in genere, non amo neppure perdereÉ specie se in ballo c'� la tranquillitˆ lavorativa della gente.
Per quanto invece riguarda i colleghi precari, a parte le fandonie raccontate ad hoc contro l'UNAMS, ribadisco che, proprio perchŽ desidero portare a compimento la riforma in tutti i suoi aspetti, sono assolutamente interessata a chŽ essi divengano di ruolo. E il motivo � semplice: finchŽ tanti colleghi resteranno nella debole posizione di precariato, essi si troveranno sempre nella condizione di non poter pensare ed agire liberamente. Infatti, questi colleghi sono spesso ostaggi, sotto tanti aspetti, dei ÒdesiderataÓ dei direttori (ovviamente non di tutti) che hanno spesso dimostrato di, appunto, non desiderare affatto il compimento della Riforma; anzi nei sogni di qualcuno c'� di fare il dirigente a vita, tramutando all'uopo l'Istituzione in scuola secondaria (il sogno per fortuna dal 14 dicembre � per loro svanito).
Ultima considerazione: corsi pre-accademici
Sempre nell'ottica della calunnia gratuita nei confronti dell'UNAMS si � detto che il sindacato � contro i cosiddetti corsi pre-accademici, senza per˜ aggiungere il perchŽ, cos“ scatenando i precari ai quali vien fatto credere che detti corsi rappresentino la salvezza del loro posto di lavoro.
Ancora una volta mi auguro che i colleghi abbiano la bontˆ di ascoltare chi dice il vero, magari spiacevole, e non le interessate menzogne.
Il Conservatorio nella sua autonomia pu˜ attivare quanti corsi pre-accademici desidera, esattamente come fanno alcune Facoltˆ con corsi per gli anziani, stranieri, studenti lavoratori e quant'altro. Detti corsi non essendo, per˜, in organico, valgono, giuridicamente parlando, zero+zero. Insomma un professore precario che ha dieci allievi, dei quali due appartengono al triennio o biennio e otto sono pre-accademici, costui, per lo Stato, risulta avere soltanto due allievi (con tutte le conseguenze del caso, leggi: Òse si sveglia la Corte dei ContiÓ etc.). Se qualcuno nutre, poi, ulteriori dubbi sulle mie parole lo invito, tralasciando le rassicurazioni di certi personaggi interessati, a chiedere parere a qualche avvocato lavorista di sua fiducia.
Detto questo, e premesso che la colpa non � certo dei colleghi, occorre trovare una via d'uscita utile che, per˜, non sia quella di continuare a illudere la gente che lavora.
Con il sottosegretario Ugolini, constatata la realtˆ di uno Stato che non aveva saputo provvedere, come avviene in tutti i Paesi evoluti, non solo europei, alla creazione di una serie di medie ad indirizzo musicale e licei musicali, si and˜ ad ipotizzare un progetto che avrebbe potuto ricalcare quanto giˆ sta avvenendo a Roma o Salerno; attivazione di detti corsi pre-accademici con personale esterno qualificato (dare lavoro ai nostri giovani diplomati � fondamentale per aumentare gli iscritti nei Conservatori). Il tutto, per˜ sotto la supervisione del Conservatorio, con l'aggiunta di una clausola di salvataggio per eventuali soprannumerari o precari. Ricordiamo per˜ che questa � una paura alquanto assurda, infatti, volendo, nel sistema universitario esistono trecento modi per riciclarsi all'interno, e soprattutto non esiste un numero minimo per lasciare attivo un insegnamento, l'allievo ha diritto al suo corso anche se � il solo a seguirlo!.
Tutto dunque da affrontare, discutere ma non impossibile da risolvere.
Spero di aver sufficientemente dato le spiegazioni richieste, tranne una che non posso eludere.
Mi � stato chiesto come ha potuto l'UNAMS raggiungere tanti obiettivi, da qualcuno definiti impossibili. Risponder˜, visto che siamo ancora in clima natalizio, con una storia bella, esemplare ed assolutamente autentica, e che di sicuro molti conoscono.
Storia di ÒBiscottinoÓ
Biscottino (1933-47) era un cavallo, nato in un allevamento di cavalli da corsa americano che, da subito, pur essendo figlio di campioni, fu definito un brocco perchŽ era piccolo, sgraziato, grassoccio, pigro e un po' sbilenco, per via di una zampa leggermente pi� corta. Insomma, per dirla con minore eleganza, era zoppo. Aggiungasi che, grazie a un allenamento sbagliato, il cavallo era divenuto anche aggressivo. E se non bastasseÉ correva pure storto, perdendo terreno. Insomma una frana. Lo stavano mandando al macello quando a un signore, per caso, volendo acquistare un cavallo, vedendolo correre cos“ buffamente, scapp˜ da ridere e se lo aggiudic˜ per quattro soldi.
Gli inizi non furono facili ma, trattato finalmente con umanitˆ, Biscottino mostr˜ una certa voglia di correre, tra l'altro aveva trovato un fantino che gli garbava, anche se costui eraÉmezzo cieco. Insomma i due formavano una coppia, non propriamente da indirizzare alle piste da corsa maÉad un ospedale. Cos“ conciati, quasi per scherzo, iniziarono a correre e Biscottino, pur non mietendo subito grandi successi (e nessuno se li aspettava da lui), incominci˜ a piazzarsi discretamente. Poi, sbilenco com'era, paradossalmente prese a vincere.
Fu allora che in molti iniziarono a chiedersi: come fa, oltre qualsiasi logica e regola, questo sgorbio di cavallo a partire per ultimo e poi, ad un certo punto (per˜ quando piaceva a lui, e non gli piaceva sempre), con scatto improvviso, rimontare gli avversari? La storia era tanto strana che presto, grazie ai giornali, si diffuse in tutta America, producendo un fenomeno altrettanto strano: la povera gente, che certo non era adusa a frequentare gli ippodromi, inizi˜ a parteggiare per Biscottino e ad affollare i prati vicini all'ippodromo nel quale il cavallo correva. Biscottino, era come loro, non possedeva nulla di quanto occorre, ma riusciva miracolosamente a vincere. Il cavallo divenne ben presto un simbolo, soprattutto per gli immigrati italiani, i pi� poveri fra i poveri, ritenuti anche loro alquanto brutti, piccoli, sbilenchi e poco dotati; ma questi poveretti, pur vivendo ai margini della miseria, speravano ancora nel cosiddetto Òsogno americanoÓ. E cos“ avvenne che tanti diseredati iniziarono a credere che, magari seguendo l'esempio di un disgraziato cavallino, il sogno di un riscatto a tante sofferenze, potesse divenire realtˆ anche per loro. Ma quando Biscottino inizi˜ a sbaragliare i pi� potenti e blasonati campioni americani, tutto il popolo si riconobbe definitivamente in lui, eleggendolo a suo campione. Siamo alla metˆ degli anni Trenta e la storia ci dice che, dopo il crollo della borsa nel'29, e la grande depressione che n'era seguita (qualcosa che aveva letteralmente messo in ginocchio l'economia americana), la storia del cavallino zoppo vincitore fu uno degli argomenti che consent“, dando una sferzata di ottimismo, la ripresa dell'economia americana.
Il popolo ormai amava incondizionatamente Biscottino e, cosa rara, continuava ad amarlo anche quando perdeva. Si, perchŽ, dopo vittorie strabilianti, il cavallo spesso perdeva alcune battaglieÉ. pardon corse. E i soloni dello sport ippico non mancavano, quasi con soddisfazione, di darlo subito per finito. Sul pi� bello per˜ Biscottino, con mossa improvvisa, tornava a vincere; un qualcosa che la gente povera e comune inizi˜ a sentire vicino alle proprie traversie, e per questo non poteva che amarlo sempre di pi�. Purtroppo anche le storie belle possono finire e un brutto giorno, causa lo strappo del legamento di una zampa, Biscottino divenne zoppo del tutto, quasi impossibilitato a stare persino in piedi. In questi casi i cavalli da corsa, proprio per non farli soffrire, vengono abbattuti . Ma, Il padrone di quel tanto particolare cavallo, per˜, non volle!
Dopo circa un anno, non si sa come o perchŽ, contro tutte le previsioni e qualsivoglia sentenza veterinaria, tra la sorpresa di tutti e anche la commiserazione di molti, pi� sbilenco del solito, Biscottino, definito ormai un quarto di biscotto, si ripresent˜ alle gare. Come appariva ovvio non ebbe subito a piazzarsi un granchŽ bene. Ma il solo fatto che dopo un cos“ importante infortunio, che mai aveva rivisto un cavallo tornare a correre, Biscottino andasse a riaffacciarsi sulle piste da corsa, galvanizz˜ la gente al punto da far divenire il cavallo pi� popolare del Presidente Roosevelt. E la gente ricominci˜ a sognare l'impossibile!
Il 2 marzo 1940, all'etˆ di sette anni (un'etˆ avanzata per un cavallo da corsa) il cavallo, irrimediabilmente zoppo e montato dal suo fantino mezzo cieco, ebbe a presentarsi al Santa Anita Handicap, il pi� importante e ricco Gran Premio d'America. L'ippodromo strapieno era stato invaso da un numero impressionante di spettatori paganti (78000), senza contare la massa immensa di povera gente che volle mettersi in viaggio, come poteva, da tutta America (e l'America � grande). Infatti, il popolo di Biscottino, chi a piedi e chi assaltando addirittura i treni merci (la polizia per una volta invit˜ le ferrovie a chiudere un occhio), desiderava stare vicino al suo campione; li giunti, invasero, per chilometri, i prati antistanti all'ippodromo: non vedevano nulla ma, con la forza dello spirito e dell'affetto, volevano sostenere il loro zoppo campione. Inoltre si registr˜ che quaranta milioni d'americani s'erano posti, incollati alla radio, a seguire la corsa, Qualcosa di inaudito! La corsa ebbe finalmente inizio.
L'avvio si present˜ subito deludente. Biscottino, per tre quarti della gara, non si muoveva dall'ultima posizione; e quando fu chiaro che pi� che correre quasi arrancava, la partita fu ritenuta persa dai commentatori. Ma i miracoli esistono e il cavallo, con il suo solito scatto improvviso, part“ a razzo, riuscendo a rimontare e sgominare, ancora una volta, tutti i campioni in garaÉ e l'America impazz“ letteralmente.
Quel giorno, sopraffatti ancora per la sorpresa e l'ammirazione, molti giornalisti chiesero al padrone, il signor Hovard, quale fosse il grande segreto di Biscottino, e lui rispose: premesso che da oggi Biscottino non correrˆ pi� -lui ha giˆ vinto per tutti- vi racconter˜ il suo segreto. In pochi lo sanno ma i cavalli comprendono perfettamente tutto (chi ha posseduto un cavallo sa quanto ci˜ sia vero), ed � per questo che Biscottino ha sempre saputo di non essere forte, di non avere il fisico adatto e, a fronte della potenza dei veri campioni, di partire assolutamente svantaggiato; ma proprio per questo ritiene d'aver ragione a vincere. Il segreto di Biscottino � che corre con il cuore!
Da allora ÒSeabiscuitÓ (Biscottino) entr˜ definitivamente nella leggenda essendo il cavallo che, tra l'altro, fece in assoluto guadagnare di pi� al suo padrone (cifre spaventose), ma fu anche quell'essere vivente che, avendo rappresentato in maniera tangente il Òsogno americanoÓ, divenne, e rimane tutt'oggi, il cavallo pi� amato e famoso d'America.
P.S A Biscottino sono stati dedicati libri, film e le prime pagine dei pi� importanti giornali del mondo; inoltre � stato ricordato con monumenti e l'intestazione di vie e ippodromi, nonchŽ con un francobollo commemorativoÉ gli americani non dimenticano!
Anche noi dell'UNAMS (molto pi� modestamente) non abbiamo potere, contiamo su pochissime forze, magari pure sbilenche, ma sappiamo d'aver ragione, e per questoÉ corriamo con il cuore!
Auguro a tutti un buon 2013