Unione Artisti
UNAMS

Contratto: "tutto tace e tutto al cor mi parla"

a cura di Dora Liguori

Rif. 038
25-05-09

Con queste parole si esprime " l'amico Fritz" nell'opera omonima di Mascagni e, lievemente, ho ritenuto di affidarmi alle sue parole per esprimere il disagio che, quale docente, provo nel vedermi da quasi quattro anni priva del rinnovo contrattuale. Un simile trattamento (e lo dico per rispondere a certe associazioni che formulano documenti senza prima prendere conoscenza delle iniziative Unione Artisti UNAMS), potrebbe essere evitato se si addivenisse alla proposta che da tempo fa il sindacato di uscire dal comparto del “Pubblico Impiego” per transitare in quello “Pubblicistico”, proprio dei professori universitari (vedi DdL Asciutti n. 1451). Infatti, in nessun posto d'Europa si ritiene che l'insegnamento dell' Arte sia una funzione e un impegno inferiore a quello che svolgono i professori delle Facoltà Universitarie.

Detto questo, tornando al contratto e al titolo dell'articolo, debbo dire che, purtroppo anche noi, come già Fritz, abbiamo dovuto rilevare che, dopo un incontro presso il gabinetto che sembrava propedeutico ad ulteriori sviluppi positivi, invece: tutto tace e tutto ci riporta a quello che da tempo sospettavamo.

Ma, parlare dei fatti senza conoscere i precedenti che li hanno prodotti, è cosa poco comprensibile, ma nemmeno risulta facile fare un'analisi puntuale dei fatti medesimi e delle motivazioni, a volte masochistiche, che hanno condotto la categoria ad un simile sfacelo.

La prima considerazione consiste nella capacità di menzogna e di calunnia fatta transitare e inculcata nel settore da quanti volevano l'attuale situazione, e che possiamo riassumere nel seguente concetto: meglio il disastro che benefici provenienti dall'Unione Artisti UNAMS. Ora, se queste “belle e intelligenti” considerazioni provengono dai cosiddetti “rivali”, possiamo anche aspettarcele, ma che le medesime vengano accolte addirittura da un numero di interessati, il discorso allora diviene ...demenziale!

A questo punto non posso che affidarmi ad un'altra citazione, questa volta di Oscar Wilde che in un suo aforisma definiva, sia pure per altri motivi, irragionevoli i musicisti.

E infatti, parlando sempre di contratto e dell'attuale mancanza di fondi, come definire una parte di musicisti che rifiutò i soldi, faticosamente trovati dall'Unione Artisti UNAMS, se non con il fatto che essi provenivano da un sindacato che altri istigavano ad odiare?

Quale vantaggio hanno sin qui ottenuto costoro, dopo tante promesse, nel dare la fiducia agli altri?

E ancora: come giudicare quei docenti il cui ruolo, dopo essere stato salvato (con pronuncia di tribunale), per l'intervento e la battaglia dell'Unione Artisti UNAMS avverso le declaratorie e che sono andati, poi, a votare proprio i sindacati che, in accordo con l'Amministrazione, volevano e difendevano le famigerate declaratorie?

Inoltre che dire di tutti quelli che, da veri sprovveduti, si sono fatti convincere circa la validità di un titolo rilasciato da corsi a tutt'oggi sperimentali?

E, al momento, come definire quei docenti che mantengono la loro fiducia in quei sindacati che spingono la bozza di un regolamento attualmente in discussione (Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente “Regolamento recante le procedure, i tempi e le modalità per la programmazione, il riequilibrio e lo sviluppo del sistema dell'alta formazione artistica musicale e coreutica, nonché per il reclutamento del personale docente e del personale amministrativo e tecnico”) e che contiene pressoché la distruzione degli attuali ruoli dei professori, attraverso la polverizzazione delle cattedre (il contrario di quello che sta facendo l'università), nonché la distruttiva trasformazione in Fondazioni di Accademie e Conservatori: vero e illegale esproprio di fondi e competenze.

Insomma che dire e come tutelare una categoria che vede buona parte di essa credere, forse per pigrizia o Dio lo sa per cosa, nelle assicurazioni, come diceva Fedro, che fa il lupo all'agnello, per poi lamentarsi, fattisi agnelli, della logica e poco felice fine che li attende.

A scusante di tali iniziative, chi è in accordo con questo malaugurato regolamento accampa la scusa che, senza l'emissione di esso, verrebbe a bloccarsi il processo di Riforma. Pertanto la logica che ne discende sarebbe: o accettate il suicidio o la colpa è di chi si difende ...dalla morte.

Ma non sarebbe più semplice seguire la terza via che consisterebbe nel fare dei regolamenti come Dio comanda, ovvero rispettosi della legge base N° 508, senza approfittare dello strumento attuativo per inserirci cose che non ci ...azzeccano affatto; anzi sono assolutamente dannose, oltre che poco giuridicamente corrette (e questo non lo dico io mai i tribunali e per fortuna anche il tesoro).

Insomma che altro serve ai musicisti (e agli artisti in genere) è il caso di dire, per capire la sonata?

Al momento chi invece capisce più che bene è l'estensore della bozza di regolamento che, astutamente per farlo passare, ha inserito dentro due formidabili bombe ad orologeria, con ciò sfruttando le aspettative, legittime dei precari e anche le aspettative dei direttori in carica.

Per quanto riguarda il precariato, appare ovvio che il regolamento, essendo privo di copertura economica, non è lo strumento giuridico per consentire un eventuale passaggio in ruolo (vedi rilievi Tesoro). Inoltre vale la pena di far rilevare ai precari che il ruolo, come ancora lo intendiamo, viene messo, all'interno del regolamento, in discussione anche per gli attuali professori.

Per quanto invece attiene ai direttori è chiaro che non condivido, perché contrario allo spirito della legge 508 e del DPR n° 132 che vengano previste proroghe senza fine. Contestualmente però ritengo logico che alcuni direttori, dopo anni di onorato servizio a favore delle Istituzioni, non gradiscano tornare a fare i docenti. Ma allora perché non risolvere il problema accogliendo la proposta, fatta tempo addietro dall'Unione Artisti UNAMS, che chiedeva di istituire una specie di ruolo ispettivo, per i già direttori? Utilmente essi avrebbero potuto dare una mano alla soluzione di tanti problemi delle Istituzioni e inoltre, da collega a collega, sarebbero stati utili a far ragionare quei direttori che, nel corso del mandato, finiscono col perdere logica e buon senso (pochi per fortuna) e si abbandonano ad iniziative antisindacali, o peggio, del tipo che uno psicologo definirebbe di pura crudeltà mentale. Infatti è di questi mesi l'allucinante iniziativa di un direttore che, senza reale motivo, (o forse perché il docente aveva osato contrapporsi a lui per l'incarico di direzione), ha ritenuto logico inviare una raccomandata al giorno al citato docente.

Premesso che, coabitando nello stesso Conservatorio, la raccomandata avrebbe potuto essere consegnata a mano, con firma di ricevimento, il direttore invece ha preferito seguire la via delle poste. Il gioco, infatti, consisteva proprio nel fatto di far arrivare il postino, a casa dell'interessato, quando tutti sono fuori per lavoro o altro. Dopodiché, il disgraziato destinatario, trovando nella cassetta il fatale avviso giallo, veniva costretto, per ricevere la raccomandata, a fare spossanti file alla posta.

Che ve ne pare? E che ne dice la Conferenza dei direttori? Ha ragione Oscar Wilde: i musicisti sono davvero irragionevoli. Infatti come possono, dopo questi atteggiamenti autolesionisti, pensare d'ottenere persino un contratto soddisfacente? Non aggiungo altro, ma se i colleghi, circa la “vacatio” contrattuale, desiderano capirne di più potrebbero andarsi a leggere cosa prevede il D.lgs. Brunetta, e forse.... capiranno.

Dora Liguori

PS. A proposito di ragionevolezza ho scritto questo articolo sulle note di quel capolavoro che è il “Pipisrtrello” di Strauss, se poi il capolavoro è diretto da Kleiber, si può raggiungere uno stato di gioia, identico a quello che pervade quanti sono in scena, a iniziare dallo stesso direttore. Ebbene mi sono chiesta: ma perché debbo prendermi tante amarezze rincorrendo regolamenti, decreti etc.? Non sarebbe meglio lasciare che le cose vadano per il loro ingiusto verso e attendere che i colleghi, per credere, ci sbattano le cosiddette corna? (e tutti noi con loro!)

Si, sarebbe giusto e logico ma, essendo musicista, appare evidente che sono anch'io .... irragionevole!

A proposito, nell'articolo, mi sono riferita prevalentemente ai musicisti, ma non è che gli artisti afferenti alle Accademie facciano tanta eccezione!