Doverosa risposta alla “LETTERA APERTA ALL’UNAMS” pubblicata congiuntamente da SNUR-CGIL, CISL-UNIVERSITÀ e UIL-AFAM.

Comunicato stampa

Rif. 031
02-05-04

Nei giorni scorsi i sindacati confederali hanno inviato all’U.N.A.M.S. una lettera aperta alla quale, nonostante la mia avversità a fare inutili polemiche in periodo elettorale, sono costretta a rispondere essendo la lettera in questione un insieme di macroscopiche inesattezze... anzi il termine esatto sarebbe un altro ma una signora deve pur sempre mantenere uno stile e un linguaggio appropriato!

Iniziando dalla prima inesattezza (la più grossa) è bene precisare che non è certo la “legge Giugni” che ha dato all’U.N.A.M.S. legittimazione a sedersi al tavolo delle trattative in quanto la legge è del 1990 e l’U.N.A.M.S. ha siglato il suo primo contratto nell’81 allorché contro il volere di tutti i sindacati e solo per il decisivo intervento a nostro favore del Ministro Schietroma, dopo durissima protesta della categoria, il sindacato ottenne quell’8° livello che differenziò il personale di Accademie e Conservatori dalla secondaria (7° livello). Fu il primo successo eclatante dell’U.N.A.M.S. e fu anche il primo decisivo passo per sganciare Accademie e Conservatori dal marasma della scuola secondaria ove erano stati precipitati per effetto di un accordo sui decreti delegati del 1974 di CGIL, CISL, UIL e SNALS senza registrare proteste dello SNIA, l'allora sindacato specifico del settore artistico comprendente però anche licei artistici e istituti d’arte... pertanto scuole secondarie.

L’8° livello consentì, nel successivo contratto, e molti lo ancora ricordano, di quasi raddoppiare lo stipendio.
Un successo dovuto alla costanza e alla resistenza a tre notti consecutive di trattativa alla sottoscritta, al povero Damiani e al M° Silveri.

Passando, invece, al problema “sciopero” è opportuno precisare che i presupposti “inviati per via mediatica” tesi a far fallire lo sciopero attribuiti all’U.N.A.M.S. non sono mai esistiti bensì l’U.N.A.M.S. ha dovuto rispondere alla “mediatica” nonché provocatoria domanda fattagli da CGIL, CISL e UIL sul perché non aderiva allo sciopero medesimo, domanda alla quale l’U.N.A.M.S. ha dovuto rispondere puntualmente, con le sue ragioni.

Purtroppo la soddisfazione espressa dai sindacati sulla riuscita dello sciopero è un’altra colossale inesattezza in quanto la media nazionale registrata è del 2%. E questo risultato non può essere certamente attribuito all’U.N.A.M.S. poiché ciò significherebbe concedere all’U.N.A.M.S. una rappresentatività del 98% della categoria. Le ragioni vanno invece ricercate nell’inutilità dello sciopero stesso che a causa della citata “legge Giugni” non solo risulta inefficace ma porta solo risorse nelle casse di quello Stato che s’intenderebbe contestare con lo sciopero. Infatti, per ammissione degli stesi sindacati, oltre ad una lettera della Moratti ottenuta già molto prima dello sciopero per intervento del Vicepresidente Fini dopo le proteste del 31 marzo, nulla di nuovo è stato concesso... né poteva essere altrimenti.

Ciò premesso mi preme, però, dichiarare il mio rispetto per chi ha scioperato (i sentimenti e le proteste devono sempre indurre al rispetto); altresì dichiaro la mia riprovazione per quanti, invece, inducano ancora allo sciopero pur conoscendone la quasi assoluta inutilità qualora viene fatto nel rispetto dei termini imposti dalla “famigerata legge Giugni”. Ciò mi da l’occasione di ricordare come la sopra citata legge, contestata nel 90 solo dall’U.N.A.M.S. (come può testimoniare il senatore Toth relatore della legge medesima), rappresentò un’autentica abdicazione del sindacato all’esercizio democratico ma efficiente dello sciopero. In cambio lo Stato e il Parlamento consentirà al remissivo (sugli scioperi) sindacato il D.Lgv che in pratica in modo immotivato consentiva alle organizzazioni sindacali di intervenire su materie che sin li non erano mai state di loro competenza nonché introduceva la famosa “concertazione” che di fatto andava a rappresentare la gestione unitaria del potere (o come si suol dire della “cosa pubblica”) da sindacati e Governo (leggi pure partiti politici).

Comunque, con tutti i suoi distinguo, il sistema della “concertazione” può diventare strumento utile qualora si ravvisa disponibilità al dialogo nella controparte; diviene perverso, come nel caso dell’AFAM, quando nella controparte, ovvero il MIUR, si vanno a registrare ancora e spesso atavici e non giustificabili pregiudizi verso il personale dell’Alta Formazione Artistica e Musicale.

Infine non mi resta che ringraziare gli “involontari interlocutori” che con la loro lettera hanno consentito di fornire le presenti doverose precisazioni.

Dora Liguori

P.S. I problemi dei precari si risolvono soprattutto in Parlamento ed è quello che l’U.N.A.M.S., come al solito, sta facendo.